Il mercoledì delle ceneri: una delle tante illusioni per far dormire il nostro spirito

Quante volte in chiesa abbiamo ascoltato le prediche del mercoledì delle ceneri… più o meno dicevano così:

«"Ricordati, o uomo, che sei polvere ed in polvere ritornerai". Il nostro itinerario quaresimale verso la Pasqua inizia con un richiamo alla verità del nostro essere e con un gesto che la esprime.

La verità è la seguente: sei polvere e in polvere ritornerai; il gesto che la esprime sarà l'imposizione sul nostro capo di un po' di cenere. E ci è chiesto di ricordare: la memoria della nostra verità è la condizione perché il nostro cammino verso la Pasqua possa cominciare e continuare.

Dimenticare chi siamo ci fa vivere in un mondo di sogni, di illusioni; ci impedisce di vivere nella verità. E la verità è: «sei polvere ed in polvere ritornerai». Cioè: inconsistente e fragile come la polvere; effimero, caduco e debole.

Ma è questa la verità dell'uomo tanto decantata dalla chiesa cattolica? Certo che no!

In realtà le parole con cui il sacerdote impone sul nostro capo le ceneri, sono parole di condanna pronunciate sull'uomo che ha peccato: "All'uomo disse: poiché… hai mangiato dell'albero, di cui ti avevo comandato: «non ne mangerai»… tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei ed in polvere ritornerai" (Gen. 3,17.19). È dunque il peccato che conduce l'uomo alla distruzione di se stesso…»

tratto da un omelia pubblicata su http://www.caffarra.it/om170299.php

Fino a qualche anno fa queste parole le accettavo senza discutere (forse anche voi), credevo veramente di essere cenere e di ritornare cenere dopo la morte, ma la verità c'è stata nascosta davanti agli occhi.

Prendiamo in mano la Bibbia e leggiamola più attentamente:

«…allora il Signore Dio plasmò l'uomo con la polvere del terreno e soffiò nelle sue narici un alito di vita; così l'uomo divenne essere vivente.» (Genesi 2,7)

Si è vero, l'uomo è stato plasmato con le ceneri delle terra, ma per dargli vita e diventare un essere vivente, un'anima, Dio dovette soffiare nelle sue narici una parte di Sé stesso, un alito di vita.

In questo modo l'uomo acquista una figura diversa da quella che fin'ora c'è stata mostrata, non più polvere senz'anima e senza vita, ma quell'alito di vita (l'anima) che rende viva la polvere (il corpo).

Questo spiegherebbe anche altri versetti della Bibbia:

«Padre, come tu sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una sola cosa». Giovanni 17,21

Siamo tutti Uno con Dio, perché da Lui generati. Se chiedete a qualche prete di interpretare il versetto di Giovanni vi diranno che Gesù si riferiva all'unione della Chiesa (?).

Tra Noi e Dio non v'è alcuna differenza, siamo una sola cosa, una sola cosa nella mente, una sola cosa nel cuore, una sola cosa nello spirito, lo dobbiamo solamente ricordare, prenderne coscienza, questo è raggiungere l'Illuminazione, la Luce, la Pasqua. Gesù di questo ne era pienamente cosciente tanto da definirsi figlio di Dio, noi preferiamo interpretare figlio inteso come una parte di Dio e non come l'unigenito figlio di Dio altrimenti tutto il resto generato da Dio non avrebbe senso, cosa o chi sarebbe?

Siamo tutti figli di Dio e sarebbe più corretto dire siamo tutti una parte di Dio, siamo tutti un alito di vita.

Usando le stesse parole delle predica:

«"Ricordati che sei un alito di vita (un'anima) e che come alito di vita ritornerai in Dio". Ricordatevi chi siete realmente e smettetela di vivere in un mondo di sogni, di illusioni che v'impedisce di vivere nella verità. E ci è chiesto di ricordare: la memoria della nostra verità è la condizione perché il nostro cammino verso la Pasqua, la Luce, possa cominciare e continuare.

La verità è che siamo un alito di vita di Dio. Cioè liberi e forti come un alito di vita di Dio; immortali, eterni e a Sua immagine e somiglianza».

Anila Kumar 「अनिल कुमार」

14 feb 2018 / in News


Kōan del giorno 「公案」

Siate voi stessi e non ciò che la società vorrebbe che foste. Anne e Daniel Meurois-Givaudan